IL NUOVO BLOG CHE TI INSEGNA A VOLARE CON LA FANTASIA...


il ventaglio di pagine


CARLO RUTA - FIRMA LA PETIZIONE!
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Io mi girai e vidi un arcobaleno che non andava e non veniva, che semplicemente stava , facendo ponti per i mondi, facendo ponti per i sogni.


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...tutto è ancora da fare, da sognare, da lottare...

lunedì 16 luglio 2012

LE STELLE DOVE SONO

E’ seduto all’ombra dell’alto cipresso che in questa notte di luna piena sembra meno minaccioso del solito.
“Non vedo nemmeno una stella” dice piano quasi sussurrando.
Mi metto a sedere accanto a lui e alzo la testa verso il cielo puntellato di stelle. Sono piccole, ma abbastanza luminose per essere viste.
“Non capisco perché non ce ne sia nemmeno una” incalza. “Vengo qui tutte le notti, c’è la luna e di nuvole nemmeno l’ombra. Le stelle dove sono?”
E’ vero, Rafy viene qui tutte le sere sempre alla stessa ora, verso la mezzanotte, siede sotto il cipresso in riva al lago e aspetta. Aspetta che le stelle si mostrino, aspetta che ne cada almeno una per esprimere il suo desiderio.
Di stelle ce ne sono tante, ma lui non le vede. Mai. E’ come se i suoi occhi fossero coperti da un velo opaco e scuro che copre quei puntini luminosi e mostra il cielo più buio di quanto non sia. Non vede più nemmeno la chiarezza e la bellezza dei colori, non gode della luce del sole. Rafy si è spento.
Il mio stomaco protesta dalla tristezza nel pensare a quanto gli occhi del mio migliore amico una volta fossero così luminosi.
Una volta quando lei era ancora qui.
“Ti ricordi quando venivamo qui a contare le stelle?” chiede con l’ombra di un sorriso.
“Non riuscivi mai a tenerne il conto”
“Almeno io ci ho sempre provato, tu non ne hai mai voluto sapere niente” mi guarda di sbieco e poi cede ad un altro sospiro.
“E’ troppo dispersivo” mi giustifico
“Posso dirti un segreto?” chiede gentile e tranquillo.
“Certo”
“Ho provato a specchiarmi nel lago”
Anche quella è una cosa che ha sempre fatto, sin da bambino. Non ho mai capito cosa trovasse di tanto affascinante nel farlo. Una volta gliel’ho chiesto e sapete cosa mi ha risposto?
‘I laghi rivelano segreti che gli specchi sono troppo vigliacchi da mostrare’.
Per questo motivo, ora, sono preoccupato a chiedergli cosa abbia visto nella riflesso dell'acqua. Infondo lo so anche io.
“Co..Cosa ci hai visto nel tuo riflesso?”
Guarda dritto di fronte a sé. “La mia immagine... a metà”
“A metà?” chiedo un po’ confuso.
“Si a metà” stringe le ginocchia al petto “Non riesco a vedere l’altra parte”
“Rafy…” comincio, ma le parole mi muoiono sulle labbra.
“Non mi sto lamentando” dice sulla difensiva “Dico solo che non è giusto”
Fa un’espressione insofferente, poi affonda la testa tra le braccia incrociate sulle ginocchia.
“Non capisco perché non ce ne sia nemmeno una” sbotta.
Deglutisco e mi chiedo se sia o no il caso di dirgli che di stelle è pieno il cielo. Mi avvicino un po’ di più a lui fino a che le nostre spalle non si toccano. Se non so cosa dire per consolarlo, posso almeno dimostrargli che gli sono sempre accanto.
“Tu lo sai vero quale sarebbe il mio desiderio?”
“Si, certo che lo so”
“Vorrei che fosse qui, qui con me”
“Lo so”
“Potrei vedere le stelle e l’altra mia metà riflessa nel lago.”
Un alito di vento muove le foglie del cipresso e io rabbrivisco. Una piccola foglia cade proprio sulla mano di Rafy e lui la prende tra le dita. Tra il pollice e l’indice. La guarda, la rigira, la contempla, poi la poggia per terra accanto a sé, coprendola con una mano.
“Rafy” dico interrompendo un lungo silenzio “io ne vedo di stelle”
Si volta a guardarmi e mi sorride appena.
“Davvero?” è sereno, come se ne avesse sempre avuto il sospetto.
Prendo a fissarmi le mani.
“Ce ne sono tante” ammetto
“Puoi farmi un favore?”
Annuisco solamente.
“Puoi contarle per me?”
“Si”
“E se ne vedi una cadere…”
“Esprimerò un desiderio”

NE è PASSATO DI TEMPO

E' passato così tanto tempo dall'ultima volta che scrivere di nuovo qui mi mette i brividi...
in senso positivo...
guardando indietro, vedo una ragazzina di diciotto anni che lottava strenuamente contro le ingiustizie del mondo, dove il suo più grande mito è l'uomo con il passamontagna, negli anni, almeno questo non è cambiato.

Ultimo è, e sempre sarà la parte migliore di me,

E io non credo a quella storia che si cresce e si cambia,
a ventidue anni, non sono cambata da quanto ero appena diciassettenne, sono solo un pò più impegnata, ma le cose belle non me le dimentico mai.

Sto solo percorrendo quella strada che mi porterà ad essere quello che ho sempre sognato di diventare, e magari un giorno, in mezzo a una folla di manifestanti anche io avrò l'onore di consocere, stringere la mano e parlare con l'uomo che mi insegnò a credere nella giustizia e nella verità

Io nel frattempo sono ancora qui...
anche se non ci sono...

sabato 4 settembre 2010

QUESTIONE DI STRATEGIA

"Io mi sono stancata" sbuffò Diana lisciando con le mani la gonna a pieghe. Sul viso paffuto di bimba, leggermente inclinato, era disegnata una smorfia capricciosa. "Le nostre avventure sono noiose. Troppo noiose" cantilenò.
"Dai non dire così" cercò di consolarla Dado. Si sedette accanto a lei porgendole la sua ultima caramella, (avrebbe fatto tutto per sollervare il suo morale) "ieri non ci siamo divertiti?".
Diana lo incenerì con lo sguardo sbattendo le ciglia, e il suo stomaco si accartocciò come cartapesta.
"Hai inseguito una stupida cavalletta per più di un chilometro, solo per farmela toccare" era quasi schifata.
Dado distolse lo sguardo e arrossì leggermente.
"Mi avevi detto che ti piacevano le cavallette" giustificò in un sussurro.
"Bè dopo ieri non mi piacciono più".
Diana gonfiò le guance e guardò in alto.
Dado pensò che suo padre aveva proprio ragione quando diceva che le donne non sanno quello che vogliono già da bambine.
"Ne dovrai fare di strada con quella bambinetta" aveva detto sorridendo e passando la grande mano tra i suoi capelli biondi "ma non ti preoccupare, è tutta questione di strategia", poi lo aveva fatto sedere sulle sue ginocchia e aveva incominciato a parlare.
Ora, Dado, un pò scoraggiato sospirò in silenzio, attento che Diana non lo vedesse.
Lei fece un saltello per scendere dal muretto e la gonna svolazzò. Era proprio graziosa anche con il fiocchetto rosso tra i capelli neri.
Dado non voleva che lei se ne andasse. Doveva pensare, e in fretta.
"C'è...c'è una casa" balbettò. Aspettò volutamente qualche istante prima di continuare. "Disabitata."
Ebbe l'effetto desiderato perchè, finalmente, lei mosse un passo incerto "dicono che ci siano i fantasmi".
Diana si voltò a guardarlo con gli occhi verdi spalancati dallo stupore.
"Dici davvero?" chiese lentamente.
"Si" disse alzando le spalle.
"Perchè non me lo hai detto prima?" domandò un pò incerta e Dado ebbe paura che fosse riuscita a capire il suo segreto da una sola occhiata. Erano capaci di fare anche questo, le donne?
Incrociò le braccia e lo studiò per bene.
"Ma se non te la senti..." doveva azzardare se voleva vincere. "Non ti preoccupare, chiederò a Lidia" infilò le mani in tasca e si avviò.
Diana vedendolo andare via, strinse i piccoli pugni e gonfiò le guance arrabbiata. Lidia, eh?
"No, aspetta! Vengo io con te" lo raggiunse e prese la mano paffuta nella sua.
Dado avrebbe ringraziato suo padre più tardi per tutte le dritte sulle donne.

giovedì 2 settembre 2010

LA NEVE NON C'E'

L'ho scritto io :P spero vi piaccia.
Eh si, mi sono data alla scrittura :D

“Posso?” chiesi con voce bassa, non ero sicura mi avesse sentito. “Ti ho comprato degli altri colori”. Avanzai di un passo.
Il bambino, curvo sulla scrivania, stringeva una matita colorata in mano. Non si muoveva e guardava dritto, fuori dalla finestra.
Mi avvicinai.
Piano.
Posai la busta per terra e sbirciai il foglio ancora bianco, pulito, immacolato.
“La neve non c’è” sussurrò piano.
Sfiorai la sua spalla, poi gli accarezzai i capelli.
“Posso sedermi accanto a te?”. Non rispose.
Tutto ciò che feci, fu accovacciarmi al suo fianco.
“E’ il giorno di Natale, perché non nevica? Ogni Natale dovrebbe nevicare, non sarebbe Natale senza neve”
“Lo so”.
“Non abbiamo neanche un camino” obiettò.
“No, non ce l’abbiamo”
“E Babbo Natale da dove scende?”
“Che ne dici se lasciamo la finestra aperta?” i suoi capelli erano morbidi e lisci, continuai ad accarezzarglieli combattendo contro la voglia di abbracciarlo. “Non sarà come il camino, ma dovrebbe funzionare, no?”
“Mamma che avrebbe detto?”
Sospirai. “Direbbe la stessa cosa”
“Allora va bene” annuì con convinzione. “Non facciamo il cenone, zia?”
“No, tesoro, no”.
Non chiese spiegazioni.
“Sei un bravo bambino lo sai?”. Mi alzai e mi misi alle sue spalle, poi mi abbassai un po’ per baciargli la testa.
“Disegni con me?”.
Rimasi sorpresa. Non per la richiesta in sé, ma per quello che avrebbe comportato. Mia sorella e suo figlio non disegnavano semplicemente uno di fianco all’altro: erano due mani, una matita, un solo movimento. E io non ero certo all’altezza di una magia del genere.
“Ti insegno io come si fa” mi rassicurò “è facile, devi prendere la matita in mano e devi chiuedere gli occhi, poi ti aiuto io”.
Non so bene perché, ma mi salirono le lacrime agli occhi. “Come vuoi” balbettai.
Con un saltellò scese dalla sedia e mi invitò a sedere al suo posto.
Sedette sulle mie ginocchia e, dopo aver scelto un colore me lo porse. Le mie mani tremanti si calmarono quando le dita di mio nipote si strinsero attorno alle mie.
In tutta la mia vita non avevo mai fatto una cosa così. Non ero un’artista, né avevo mai amato il disegno, eppure chiusi gli occhi e lasciai che la sua mano mi accompagnasse nel disegno. E così continuammo, mano nella mano.
Due mani, una matita, un movimento.
“Ti piace la neve, zia?” mi chiese.
“Si, molto”
“Perché?”
“Perché non fa rumore”
Le nostre mani andavano su e giù per il foglio. Non potevo esserne sicura, ma con tutta probabilità stavamo disegnando la mia casa. E forse, un fiocco di neve.


sabato 6 febbraio 2010

GOCCE D'ACQUA

(Paulo Coelho)
Un giorno, la foresta prende fuoco e gli animali fuggono in cerca di un luogo sicuro. Mentre fugge, la scimmia nota un uccellino che vola in direzione delle fiamme.
"Che cosa stai facendo - domanda la scimmia -, non vedi che la foresta si è incendiata?".
"Sì - risponde l'uccellino - Ma sto portando nel becco alcune gocce d'acqua, per spegnere il fuoco". La scimmia scoppia a ridere: "Uccellino scemo e presuntuoso. Come puoi spegnere quel fuoco con poche gocce d'acqua?".
"So che non posso. Ma, per lo meno, sto facendo la mia parte e mi auguro che tutti che gli altri avvertano il mio sforzo. Se tutti gli animali seguiranno il mio esempio, riusciremo a dominare le fiamme e a salvare la nostra foresta".

martedì 5 gennaio 2010

CAPITANO

Ultimo è sempre stato un uomo che mi emoziona. Mi fa venire mal di pancia se solo sento pronunciarne il nome. Un uomo che desta i miei piatti sentimenti. Gli dedicherei una canzone se ce ne fosse una adatta a lui e ne scriverei se riuscissi solo a trovare le parole. Un uomo per cui piangerei, un uomo che amo e non conosco. E' scolpito dentro di me come una parte di me, che sia lontano o vicino, che gli sia sconosciuta, ultimo è una parte di me.
La mia parte più bella.


da La Repubblica.it
03/01/2010di
Pino Corrias

ROMA - Al telefono dice: "Si chiamerà Festa della legalità, Palermo, 15 gennaio prossimo, anniversario in cui celebriamo la cattura di Salvatore Riina: vittoria dello Stato contro Cosa Nostra. Sarà una festa pubblica, con musica e qualche racconto".

Ci saranno Gigi D'Alessio e Cristiano De Andrè. Ci saranno tutti i vecchi della squadra, Arciere, Vichingo, Omar, Oscar, Pirata, Nello, Barbaro, Aspide, Ombra. Ci sarà il generale Mario Mori che allora ci guidava. Ci sarà un sacco di gente, servitori dello Stato e popolo, come è giusto che sia". Sarebbe la prima volta, gli dico.
"La prima di una serie, se vuole ne parliamo".
Quando vuole.
"La trovo io".

Tre giorni dopo sbuca dal flusso della folla. Si mette a camminare di fianco, dice: "Eccomi qua". Ha calzoni mimetici, sneakers ai piedi, giaccone militare verde, sciarpa elastica al collo. È magro e veloce. Sembra un volto tra tanti. Invece è Sergio De Caprio, ex Capitano Ultimo, ora colonnello dei carabinieri, allenato a vivere mimetizzato da quando Cosa nostra lo ha condannato a morte diciassette anni fa. Dal giorno in cui con i suoi nove uomini della Crimor, dopo duecento giorni di indagini, appostamenti e notti insonni bloccarono dentro al traffico di Palermo l'auto su cui viaggiava Toto Riina, gli spalancarono la portiera, lo sfilarono dal sedile, lo stesero sull'asfalto a faccia in giù, gli dissero

"Carabinieri! Lei è in arresto"

e gli serrarono le manette ai polsi dopo 23 anni, 6 mesi e 8 giorni di latitanza.

Era il 15 gennaio 1993. Ore 8,55. Uscita del condominio di via Bernini 54. Hanno appena fotografato la piccola Citroen guidata da Salvatore Biondino, che scivola con passeggero a bordo in mezzo alle quattro auto appostate lungo le vie di fuga. Aspettano quell'auto da due giorni. Da quando il pentito Balduccio di Maggio ha riconosciuto, in una registrazione filmata davanti a quei cancelli, Ninetta Bagarella, la moglie di Riina. I ragazzi di Ultimo presidiano quell'uscita da dentro la Balena, un furgone bianco scassato parcheggiato sul marciapiede opposto. Segnalano l'auto via radio. Segnalano il passeggero a bordo. Balduccio di Maggio che è con loro in Balena, vede e riconosce il boss. Adrenalina corre.

Le quattro auto meticce degli investigatori si staccano dai marciapiedi e si mettono in scia. Un chilometro di traffico, fino allo slargo del Motel Agip sulla circonvallazione, quando le auto accerchiano, e i ragazzi scendono, bloccano, arrestano, e poi filano via, senza luci, senza sgommate, senza sirene, verso l'approdo della Caserma Bonsignore dove in un minuto si irradia la notizia che allaga le agenzie di stampa, i telegiornali. Mentre tutti i vertici dell'arma convergono intorno a Giancarlo Caselli, il procuratore capo di Palermo, coordinatore delle indagini che sembrano chiudersi proprio in quei minuti, con la prima vittoria dello Stato, sette mesi dopo i boati di Capaci e poi di via D'Amelio.

Da allora la vita investigativa di Ultimo e del suo gruppo di uomini invisibili è diventata una salita. C'è stato il processo per la mancata perquisizione del covo di Riina. C'è stato lo smantellamento della squadra. Arciere è finito a Pinerolo, Vichingo in una stazione di Asti, Pirata, Omar e Oscar si sono dimessi, gli altri dispersi in altri nuclei. Il processo e l'accusa lo hanno reso furente: favoreggiamento di Cosa nostra. L'assoluzione (con formula piena) non ha ancora rimarginato le ferite. "Combattere tutta la vita la mafia e finire sotto processo accusato di averla favorita è un destino che non avevo previsto. Ho vissuto sospeso su un filo a mille metri d'altezza. Senza rete, senza sonno".

La risalita comincia ora. Con l'incarico alla guida del Noe, il Nucleo ecologico dei Carabinieri, una trentina di distaccamenti sul territorio nazionale a caccia di ecomafie, traffici illegali, ecoterrorismo. Ma anche con iniziative fuori dall'Arma, sul territorio, con l'associazione Volontari del Capitano Ultimo, una casa famiglia al Prenestino, 30 ettari di periferia romana, assegnata dall'allora sindaco Veltroni, confermata da Alemanno, risistemata, con 600 mila euro, grazie a Raul Bova, l'attore, e alla nazionale cantanti, dove verranno ospitati ragazzi difficili, "i più deboli, gli ultimi".E adesso con questa serata al Palauditore di Palermo, la Festa della legalità. Nessun problema per la sicurezza? Ultimo sorride: "La sicurezza è un problema del Prefetto. Ma noi possiamo sempre dare una mano, visto che ci saranno tutti i vecchi dei Reparti speciali, quelli del nucleo scorte di Palermo, un sacco di brava gente".La serata, con il pianoforte di Gigi D'Alessio e la chitarra di Cristiano De Andrè, servirà a raccogliere fondi per inaugurare la Casa famiglia, e anche un po' a raccontarsi. "E ringraziare i servitori dello Stato, quelli che ogni giorno danno la vita e qualche volta il sangue. Quelli che non hanno mai fatto trattative con la mafia, perché con la mafia non si tratta, ma si accerchia, si isola e si distrugge". Per raccontare un po' di quegli istanti che hanno nutrito le loro vite e la loro solitudine. "Per regalarci un po' di luce, dopo la penombra".

martedì 6 ottobre 2009

COLDPLAY - FIX YOU





When you try your best but you don't succeed

quando ci provi più che puoi, ma non ottieni ciò che vuoi
When you get what you want but not what you need

quando ottieni ciò che vuoi ma è ciò di cui hai bisogno
When you feel so tired but you can't sleep

quando ti senti così stanco, ma non riesci a dormire

Stuck in reverse

bloccato al contrario...

And the tears come streaming down your face

quando le lacrime si versano sul tuo viso

When you lose something you can't replace

quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare

When you love someone but it goes to waste could it be worse?

quando ami qualcuno, ma tutto va perduto. Potrebbe andar peggio?

Lights will guide you home and ignite your bones

le luci ti guidernno a casa, e accenderanno le tue ossa

And I will try to fix you

e io proverò...a rimetterti apposto

High up above or down below when you're too in love to let it gobut

lassù o laggiù quando tu sei troppo innamorato per lasciar andare via tutto

If you never try you'll never know

se non provi non saprai mai

Just what your worth

quali valori hai

Lights will guide you homeand ignite your bones

le luci ti guideranno a casa e accenderanno le tue ossa

And I will try to fix you

e io proverò... rimetterti apposto

Tears streaming down your face

quando le lacrime si versano sul tuo viso

When you lose something you cannot replace

quando perdi qualcosa che non puoi rimpiazzare

Tears streaming down your face and I

le lacrime si versano sul tuo viso

Tears streaming down your face

le lacrime si versano sul tuo viso

I promise you I will learn from my mistakes

ti prometto che imparerò dai miei errori

Tears stream down your face and I

le lacrime si versano sul tuo viso

Lights will guide you home

le luci ti riporteranno a casa

And ignite your bones

e accenderanno le tue ossa

And I will try to fix you

e io proverò...a rimetterti apposto

mercoledì 30 settembre 2009

POST IT

Sfogliavo i diari di scuola degli anni passati.
E mi sono accorta che avevo dimenticato di aver fatto tante cose, ho dimenticato tante cose.

Q-Zar. Battaglia all'ultimo sangue. Sono nella squadra contro Noemi e Graziana. Meglio così. Vinciamo alla grande. 18 settembre

Come una vera idiota ho chiuso le chiavi nel sellone del motore!! non posso andare a scuola. chiamo mamma, mi viene a prendere, mi lascia lontano da scuola, alla rotonda. E' tardi, incontro Noemi, mi da un passaggio. Entriamo in classe alle 8.25. 28 settebre

Assurdo, annotavo ogni cosa che facevamo.

Domenica al bar tutto il pomeriggio con Graz e Memi.

e un quaderno di questa estate

Nuoto sincornizzato. In acqua urlo il nome di Noemi, la saluto, ma lei non mi sente, non mi saluta, mi arrabbio. Poi mi accorgo di salutare la persona sbagliata.

Festa sulla spiaggia. Finisce troppo presto.

Noemi si arrabbia con me, dice che la posizione in cui dormo è scandalosa. Ma a me piace dormire raggomitolata.

E le nostre battute...

Frasi di personaggi famosi

Qualsiasi persona normale di tanto in tanto prova la tentazione di sputarsi nelle mani, issare la bandiera nera e cominciare a tagliare le gole. (H. L. Mencker)... qui ricordo chiaramente, ero molto arrabbiata con la prof di biologia.

E poi le canzoni. Ne ho una per ogni pagina.

"strade troppo strette e diritte per chi vuol cambiar rotta oppure sdraiarsi un pò..." (ligabue)

"who wants to life forever?" (queen)

"vorrei ricordare tra i drammi più brutti che il sole esiste per tutti" (t. ferro)

Adesso non ricordo a che particolare momento avessi attribuito ogni canzone, ma una mi ha riportata qui...
capisco di sentire il bisogno di annotare tutto perchè poi dimentico. Lo penso spesso. io dimentico sempre tante cose. Dimentico le chiavi attaccate al motore, alla macchina, dimentico dove ho infilato i miei libri, perdo penne e fogli in continuazione, dimentico le facce delle persone e i nomi di quelli appena conosciuti, dimentico di aver ripetuto all'infinito una frase, la ripeto di nuovo. Dimentico gli occhiali da sole in bella vista, nel motorino, il portafogli in bagno, il telefono nel laboratorio. Cerco l'ordine, ma per me è impossibile essere ordinata. Sono convinta che sia la mia testa a non andare. Va bene, non me la sono mai presa, sono così, dimentico le cose. Dimentico di togliere il freno a mano e sentiamo la puzza di bruciato. Loro sanno sempre cosa dimentico. Io non riesco a ricordarlo. Ho dei post it in macchina che mi dicono cosa fare.

Porta il dvd indietro. E' da una settimana che ce l'hai.

togli il freno a mano! mi urla il post it verde acido attaccato allo specchietto retrovisore.

prendi la camicia e portala a casa!

Ma non dimentico i compleanni
Non dimentico di dare il passaggio alla mia amica
Non dimentico i nomi
I posti
eppure dimentico...
un sorriso, una parola carina, i bei ricordi, le risate. Per questo sento il bisogno di scriverle. Ho bisogno dei miei post it.
IL NOSTRO ESERCITO INVINCIBILE,
I NOSTRI SPLENDIDI EROI DI TUTTI I GIORNI, I NOSTRI GUERRIERI COLORATI CHE OGNI MATTINA VESTITI DI MILLE COLORI OCCUPANO LE AULE, LE STRADE, LE PERIFERIE, I CORTILI DI QUESTA NOSTRA ITALIA,

I NOSTRI FIGLI E I NOSTRI FRATELLI, CHE SONO I NOSTRI SOGNI DI SEMPRE, SEMPRE UGUALI E SEMPRE DIVERSI.
LE NOSTRE PAURE E LE NOSTRE SPERANZE,
I NOSTRI MILLE DUBBI E LE NOSTRE CERTEZZE.

COME LE GOCCE DELLA PIOGGIA DANZIAMO SULLA VOSTRA ARROGANZA E DIVENTIAMO FIUMI DI GIUSTIZIA, TORRENTI IMPETUOSI DI RIVOLTA AI VOSTRI CRIMINI, ALLA VOSTRA INDIFFERENZA COMPLICE, ALLA VOSTRA AMBIGUITA' CONSAPEVOLE.

NOI SIAMO I VOSTRI FIGLI, I VOSTRI FRATELLI, I VOSTRI MIGLIORI AMICI, E SIAMO UNA MOLTITUDINE, UN' ECO SENZA FINE DI SUSSURRI E DI SGUARDI CHE NON FINISCONO.

NON FINISCONO NELLA POLVERE DELLE MACERIE,
NON FINISCONO NEL DOLORE DELLA TORTURA,
NON FINISCONO NELLA VIOLENZA DEL RICATTO,
NON FINISCONO NELLA VILTA' DI CHI ABUSA.

ED E' UN ESERCITO INVINCIBILE, PERCHE' SIAMO I VOSTRI SOGNI PERDUTI, LA VOSTRA UMANITA' SVENDUTA, LA VOSTRA DOLCEZZA RIMOSSA, LA DIGNITA' CHE AVETE TRADITO.

gruppo capitano ultimo