IL NUOVO BLOG CHE TI INSEGNA A VOLARE CON LA FANTASIA...


il ventaglio di pagine


CARLO RUTA - FIRMA LA PETIZIONE!
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Io mi girai e vidi un arcobaleno che non andava e non veniva, che semplicemente stava , facendo ponti per i mondi, facendo ponti per i sogni.


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...tutto è ancora da fare, da sognare, da lottare...
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mercoledì 30 luglio 2008

I CANTASTORIE

Ecco...appunto...torniamo alla noramlità...insomma...all'ordinaria amministrazione, alla mia ordinaria amministrazione.

In questi giorni vi ho 'allietati' abbastanza con i miei post acidi e ho fatto abbastanza la simpatica / polemica / ironica / rompiballe..oggi faccio solo la simpatica...anzi nemmeno, direi che oggi (non diversamente da altri giorni), sono abbastanza contrariata dato che la mia mammina mi ha fregato ancora...(eh si sono anni e anni di esperienza)...e io invece divento sempre peggio perchè sono sempre troppo sicura e certa di essere la più furba delle due..........e invece sono proprio scema......
COMUNQUE...

vi posto una fiaba che di Italo Calvino. La linko (mò che parolone) anche il sito dove l'ho trovata


C'era una volta un Re che aveva tre figli in età da prender moglie. Perché non sorgessero rivalità sulla scelta delle tre spose, disse:
- Tirate con la fionda più lontano che potete: dove cadrà la pietra là prenderete moglie.
I tre figli presero le fionde e tirarono. Il più grande tirò e la pietra arrivo sul tetto di un Forno ed egli ebbe la fornaia.
Il secondo tirò e la pietra arrivò alla casa di una tessitrice. Al più piccino la pietra cascò in un fosso.
Appena tirato ognuno correva a portare l'anello alla fidanzata.
Il più grande trovò una giovinotta bella soffice come una focaccia, il mezzano una pallidina, fina come un filo, e il più piccino, guarda guarda in quel fosso, non ci trovò che una rana.Tornarono dal Re a dire delle loro fidanzate.
- Ora - disse il Re - chi ha la sposa migliore erediterà il regno. Facciamo le prove - e diede a ognuno della canapa perché gliela riportassero di lì a tre giorni filata dalle fidanzate, per vedere chi filava meglio.
I figli andarono delle fidanzate e si raccomandarono che filassero a puntino; e il più piccolo tutto mortificato, con quella canapa in mano, se ne andò sul ciglio del fosso e si mise a chiamare:
- Rana, rana! - Chi mi chiama? - L'amor tuo che poco t'ama.

- Se non m'ama , m'amerà quando bella mi vedrà.

E la rana salto fuori dall'acqua su una foglia.
Il figlio del Re le diede la canapa e disse che sarebbe ripassato a prenderla filata dopo tre giorni. Dopo tre giorni i fratelli maggiori corsero tutti ansiosi dalla fornaia e dalla tessitrice a ritirare la canapa. La fornaia aveva fatto un bel lavoro, ma la tessitrice - era il suo mestiere - l'aveva filata che pareva seta. E il più piccino? Andò al fosso:
- Rana, rana! - Chi mi chiama? - L'amor tuo che poco t'ama.

- Se non m'ama , m'amerà quando bella mi vedrà.

Saltò su una foglia e aveva in bocca una noce.
Lui si vergognava un po' di andare dal padre con una noce mentre i fratelli avevano portato la canapa filata; ma si fecero coraggio e andò.
Il Re che aveva già guardato per dritto e per traverso il lavoro della fornaia e della tessitrice, aperse la noce del più piccino, e intanto i fratelli sghignazzavano.
Aperta la noce ne venne fuori una tela così fina che pareva tela di ragno, e tira tira, spiega spiega, non finiva mai , e tutta la sala del trono ne era invasa.
"Ma questa tela non finisce mai!" disse il Re, e appena dette queste parole la tela finì.Il padre, a quest'idea che una rana diventasse regina, non voleva rassegnarsi.
Erano nati tre cuccioli alla sua cagna da caccia preferita, e li diede ai tre figli: - Portateli alle vostre fidanzate e tornerete a prenderli tra un mese: chi l'avrà allevato meglio sarà regina.Dopo un mese si vide che il cane della fornaia era diventato un molosso grande e grosso, perché il pane non gli era mancato; quella della tessitrice, tenuto più a stecchetto, era venuto un famelico mastino. Il più piccino arrivò con una cassettina, il Re aperse la cassettina e ne uscì un barboncino infiocchettato, pettinato, profumato, che stava ritto sulle zampe di dietro e sapeva fare gli esercizi militari e far di conto.E il Re disse: - Non c'è dubbio; sarà re mio figlio minore e la rana sarà regina.
Furono stabilite le nozze, tutti e tre i fratelli lo stesso giorno.
I fratelli maggiori andarono a prendere le spose con carrozze infiorate tirate da quattro cavalli, e le spose salirono tutte cariche di piume e di gioielli.
Il più piccino andò al fosso, e la rana l'aspettava in una carrozza fatta d'una foglia di fico tirata da quattro lumache.
Presero ad andare: lui andava avanti, e le lumache lo seguivano tirando la foglia con la rana. Ogni tanto si fermava ad aspettare, e una volta si addormentò.Quando si svegliò, gli s'era fermata davanti una carrozza d'oro, imbottita di velluto, con due cavalli bianchi e dentro c'era una ragazza bella come il sole con un abito verde smeraldo.
- Chi siete? - disse il figlio minore.- Sono la rana -, e siccome lui non ci voleva credere, la ragazza aperse uno scrigno dove c'era la foglia di fico, la pelle della rana e quattro gusci di lumaca.
- Ero una Principessa trasformata in rana, solo se un figlio di Re acconsentiva a sposarmi senza sapere che ero bella avrei ripreso la forma umana.
Il Re fu tutto contento e ai figli maggiori che si rodevano d'invidia disse che chi non era neanche capace di scegliere la moglie non meritava la Corona.
Re e regina diventarono il più piccino e la sua sposa.

olèèèèèèèèèèèèèè...e vissero tutti felici e contenti...
eeee...seeeeeee...
seeee...

vabbè basta avevo detto niente ironia...scusatemi...

EDIT (aggiunta dell'ultimo minuto).......................................io sto aspettando l'ironia di qualcuno (un qualcuno specifico sia chiaro..)

lunedì 21 luglio 2008

COME (RI)TROVARE LA STRADA

LA FAVOLA DELLA CODINA DI NUVOLA

7 novembre 1997
C' era una volta una nuvola molto piccolina e molto solitaria, che se ne stava sempre lontana dalle nuvole grandi. Era proprio piccolina, appena una codina di nuvola. E quando le nuvole grandi diventavano pioggia per dipingere di verde le montagne, la nuvoletta arrivava volando per offrire i suoi servigi, ma veniva disprezzata perchè era troppo piccola.
" Tu non servi a niente perchè sei troppo piccola!" le dicevano le nuvole grandi. E la prendevano così tanto in giro che la nuvoletta se ne andava tutta triste a piovere da un' altra parte, ma dovunque arrivasse le grandi nubi la mettevano sempre da parte.
E fu così che la nuvoletta andò molto lontano, finchè arrivò in una zona molto secca, senza neanche un ramoscello, e la nuvoletta disse allora al suo specchio (pare infatti che la nuvoletta portasse con sè uno specchio per chiacchierare quando rimaneva sola) :
"Questo posto va bene per piovere perchè qui di certo non viene nessuno".
E allora la nuvoletta cominciò a sforzarsi di piovere e alla fine le uscì una gocciolina. Poi la nuvoletta si dissolse e divenne una gocciolina di pioggia. A poco a poco , la nuvoletta - che ormai era una gocciolina di pioggia - cominciò a cadere. Sola soletta se ne stava cadendo, e di sotto non c' era niente ad aspettarla . E sola soletta alla fine la gocciolina alla fine cadde. Siccome in quel deserto c' era molto silenzio, quando la gocciolina cadde su una pietra fece molto rumore. Allora la Terra si risvegliò e chiese :
" Che cos'è tutto questo rumore?".
"E' caduta una goccia di pioggia."
"Una goccia di pioggia? Allora sta per piovere. Presto! Preparatevi perchè sta per piovere!" Avvertì le piante che se ne stavano sotto la Terra al riparo dal Sole. Le piante si risvegliarono in tutta fretta e si affacciarono, e per un istante tutto quel deserto si ricoprì di verde. Le nuvole grandi da lontano videro così tanto verde e dissero: "Laggiù c'è molto verde,
andiamo a piovere in quel posto che non sapevamo fosse verde!"
E andarono a piovere in quel posto che prima era un deserto, e piovve a lungo, le piante crebbero e tutto rimase verde per sempre. "Per fortuna che ci siamo noi," dissero le nuvole grandi "perchè senza di noi non c'è verde".
E nessuno si ricordò in quel momento della codina di nuvola che era diventata goccia e che con il suo rumore aveva risvegliato chi stava dormendo. Nessuno se ne ricordò tranne la pietra, che conservò il ricordo della gocciolina di pioggia.
Passò il tempo e le prime nuvole grandi si dissolsero e morirono le prime piante.
E alle nuove piante che nacquero e alle nuove nuvole che arrivarono la pietra che non muore
raccontò la storia della codina di nuvola che divenne gocciolina di pioggia.

Da Racconti per una solitudine insonne
SUBCOMANDANTE
MARCOS
www.capitanoultimo.it

martedì 15 luglio 2008

A PROPOSITO DI ARCOBALENI....

Molto tempo fa, tempi in cui sognavo di partecipare a qualche concerto dei....GEMELLI DIVERSI... - una delle parentesi pietose della mia vita, che però purtroppo non riesco a rimuovere - mi capitò di vedere un film in bianco e nero...ma non era degli anni '20 o qualcosa del genere...no!! In quella citta, non c'erano semplicemente colori...NOOOOOO
Non ricordo assolutamente come si chiamasse...ricordo solo...niente colori...nemmeno l'ombra, e io ero affascinata da quel film e più lo guardavo e più mi chiedevo come cavolo faceva quella gente a vivere in quel mondo grigio...alla fine ci sono arrivati anche loro, gli abitanti della città e in particolare i personaggi della famiglia protagonista...ed è stato li che tutto si è colorato di nuovo. Finalmente.
Ma come si fa a vivere in un mondo senza colori?
Dove l'alba non c'è, meno che mai i tramonti, niente luna, l'erba è grigia, il sole non esiste, il cielo non si confonde con il mare, nemmeno i sorrisi si colorano più...perchè è tutto, sempre, così dannatamente grigio, ed è a quel punto - credo - che non si sorride più...no. Perchè ti abitui al grigio e inevitabilmente diventi grigio anche tu e se ti apri in due, se ti apri il petto, il cuore che batte non è rosso e forse non batte nemmeno più...triste vè?
Meno male che noi c'abbiamo i nostri arcobaleni.
Meno male che noi anime folli e belle e ribelli ci mischiamo con mille colori...
Finchè sono colorata e sogno colori...sono felice.
Se comincio a sognare il grigio...bè...è finita...divento come Berlusca (con meno soldi e senza villone in sardegna!)

foto di donatella

...posto anche un piccolo racconto che postò tempo fa Mariella tra i commenti del post sull'arcobaleno...

La leggenda dei colori

" Una volta i colori del mondo cominciarono a litigare: tutti reclamavano di essere il migliore, l'indispensabile, il preferito.

Il Verde disse: "E' chiaro che io sono il più importante. Sono l'emblema della vita e della speranza. Sono stato scelto per l'erba, le foglie, gli alberi, senza di me gli animali morirebbero. "

Il Blu lo interruppe: "Pensi solo alla terra, ma considera il cielo e il mare. L'acqua è la fonte della vita. Senza la mia pace, ognuno di voi sarebbe nulla."

Il Giallo rideva sotto i baffi: "Siete tutti così seri! Io porto il sorriso, la felicità e il calore nel mondo. Il sole, la luna e le stelle sono gialle. Senza di me non ci si divertirebbe."

L'Arancione cominciò a cantare le proprie lodi: "Io sono il colore della salute e della forza. Porto le più importanti vitamine. Pensate alle carote, alle zucche, alle arance, ai mango. Non vado in giro a bighellonare tutto il giorno, ma quando riempio il cielo all'alba o al tramonto, la mia bellezza è così folgorante che nessuno rivolge più il pensiero a qualcuno di voi."

Il Rosso non sopportò più a lungo e gridò: "Io sono il vostro sovrano, sono il sangue della vita! Sono il colore del pericolo e del coraggio. Metto il fuoco nelle vene. Senza di me la terra sarebbe vuota come la luna. Sono il colore della passione e dell'amore."

Il Viola andò su tutte le furie. Era molto alto e parlò con grande superbia: "Io sono il colore della regalità e del potere. Re, capi e vescovi hanno sempre scelto me come segno d'autorità e saggezza. La gente non discute quello che dico, ascolta e obbedisce."

E infine parlò l'Indaco, molto più calmo degli altri ma con ancor maggiore determinazione: "Pensate a me. Sono il colore del silenzio. Mi si nota appena, ma senza di me diventereste tutti superficiali. Io rappresento il pensiero e la riflessione, il crepuscolo e l'acqua profonda. Avete bisogno di me come contrappeso, per la preghiera e per la pace interiore."

Così i colori continuarono a vantarsi, ciascuno convinto della propria superiorità. I loro contrasti divennero sempre più forti. Poi ci fu un lampo, e un tuono rombò.
La pioggia cominciò a cadere implacabilmente. I colori cominciarono a temere il peggio e si stringevano fra loro per farsi coraggio.
Nel bel mezzo della tempesta, la pioggia cominciò a parlare: "Pazzi, che lottate fra di voi cercando di dominarvi l'un l'altro! Non sapete che siete stati creati ciascuno per una ragione diversa, unica e particolare? Unite le mani e venite con me."
Facendo com'era stato richiesto loro, i colori si diedero le mani. La pioggia continuò: "D'ora in poi, quando pioverà, ognuno di voi attraverserà il cielo in un grande arco, per ricordarsi che potete vivere in pace. Che l'arcobaleno sia il segno della speranza nel futuro.
"E così, ogni volta che un buon acquazzone lava il mondo e l'arcobaleno appare in cielo, abbiamo una buona occasione per ricordare di rispettarci l'un l'altro."

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sapete che me ne faccio io ora????

Me ne vado sul mio arcobaleno che non va e non viene, che semplicemente sta , facendo ponti per i mondi, facendo ponti per i sogni...

pensando che...


...tutto è ancora da fare, da sognare, da lottare...


venerdì 4 luglio 2008

SESSO? DROGA? RONK AND ROLL??? NOOO! A NOI NON SON SERVITI...ALMENO IERI

Non ci servono per divertirci. Il mare di notte ci basta.
Dopo essermi accocolata con i miei amici, su un tappeto posto sugli scolgli in riva al mare, di notte, con un'aria meravigliosa, un venticello leggero, le candele che illuminavano appena appena il tutto senza aiuto della luna, che ahimè non era lì riflessa nel mare, e dopo aver dormicchiato, aver riso e ascoltato le oscenità dei maschietti che discutevano di argomenti molto poco femminili...devo dire che mi sento molto non dico addirittura romantica (non succederà mai!), ma addolcita...si.

Quindi, avendo come sempre fatto un giro nel sito del mio capitano preferito, e avendo trovato una meravigliosa fiaba sui sogni, ve la posto.

Ve la colorerò un pò, come al solito...


LA STORIA DEI SOGNI

Dicembre 1995

P.S. Che insegna a sognare o a lottare, che è lo stesso.


Il vecchio Antonio affilava il machete e fumava sulla porta della sua capanna. Io dormicchiavo accanto a lui, cullato dal canto dei grilli e dalla stanchezza. Come dieci anni prima e dieci anni dopo l’affilato fumo del vecchio Antonio, il cielo era un mare notturno, così grande che non se ne vedeva la fine o il principio. La Luna era apparsa pochi minuti prima. Una nube di luce indicava la cima di una collina, balcone di un’argentea civetteria, trampolino di un tuffo deciso, o forse piattaforma di un nuovo, timido volo. Un filo dorato ammiccò appena alla valle in attesa. Poi passò dall’oro all’argento, e di qui al madreperla. Con le vele gonfie e rammendate volò verso l’alto. La notte passò navigando. Di sotto attendevano il silenzio e la nostalgia.
Dicembre 1975, 1985, 1995. Sempre il mare che si apre all’oriente. Non pioveva, ma il freddo bagnava i vestiti e i sogni inquieti del dormiveglia della lenta asfissia. Con la coda dell’occhio, il vecchio Antonio confermò che era sveglio e mi chiese: “Che cosa hai sognato?”.
“Niente” gli risposi mentre cercavo la pipa e il tabacco nella cartucciera.
“Male. Sognando si sogna e si conosce. Sognando si sa” replicò il vecchio Antonio tornando alla lenta carezza della lima sulla lingua affilata del suo machete.
“Male? E perché?” chiesi accendendo la pipa.
Il vecchio Antonio interruppe la sua opera e, dopo aver provato la lama, lasciò il machete in un angolo.
Le sue mani e le sue labbra cominciarono un sigaro e una storia.

La storia dei sogni

“La storia che ti voglio raccontare non me l’ ha raccontata nessuno.
In realtà me la raccontò mio nonno, ma mi avvertì che l’avrei compresa solo se l’avessi sognata. Perciò ti racconto la storia che ho sognata e non quella raccontata da mio nonno.” Il vecchio Antonio si stira le gambe e si strofina le ginocchia stanche. Con una boccata di fumo offusca il riflesso della Luna sul foglio d’acciaio che riposa sulle sue gambe e continua: “In ogni solco che compare sulla pelle dei grandi vecchi si custodisce e si protegge la vita dei nostri dèi. E’ il tempo passato che giunge fino a noi. La ragione dei nostri antenati cammina nel tempo.
Nelle parole degli anziani più anziani parlano i grandi dèi, e noi stiamo ad ascoltare. Quando le nubi toccano terra, aggrappandosi appena con le loro manine alla cima dei monti, i primi dèi scendono a giocare con gli uomini e le donne e insegnano loro cose vere. I primi dèi non amano mostrarsi, hanno volto di nube notturna.
Sono i sogni che sogniamo per essere migliori.
I primi dèi ci parlano e ci insegnano nei sogni. L’uomo che non sa sognare rimane solo e nasconde la sua ignoranza nella paura. Affinché potessero parlare, conoscere e conoscersi, i primi dèi insegnarono agli uomini e alle donne di mais a sognare, e diedero loro dei nahual perché li accompagnassero nel cammino della vita.
I nahual degli uomini e delle donne veri sono il giaguaro, l’aquila e il coyote.
Il giaguaro per combattere,
l’aquila per dar volo ai sogni,
il coyote per pensare e non cadere nell’inganno del potente.
Nel mondo dei primi dèi, i creatori del mondo, tutto è sogno.
La Terra su cui viviamo e moriamo è il grande specchio del sogno in cui vivono gli dèi. I grandi dèi vivono tutti insieme e sono tutti uguali. Nessuno è più in alto o più in basso. A mettere disordine nel mondo è l’ingiustizia che si fa governo e mette pochi in alto e molti in basso. Non è così nel loro mondo. Il mondo vero, il grande specchio del sogno dei primi dèi, i creatori del mondo, è molto grande e tutti sono uguali. Non è come il mondo di adesso, che si restringe perché pochi possano stare in alto e molti in basso.
Il mondo di adesso non è giusto, non riflette il mondo dei sogni in cui vivevano i primi dèi.
Per questo gli dèi regalarono agli uomini di mais uno specchio che si chiama dignità.
In esso gli uomini si vedono uguali e si ribellano se non sono uguali.
Così ebbe inizio la ribellione dei nostri antenati, gli stessi che oggi muoiono dentro di noi per permetterci di vivere.
Lo specchio della dignità serve a scacciare i demoni che distribuiscono l’oscurità. Visto allo specchio, il signore dell’oscurità si vede riflesso come il nulla che la compone. Come se fosse il nulla, in nulla si disfa di fronte allo specchio della dignità il signore dell’oscurità, che divide il mondo.
Gli dèi fissarono quattro punti su cui il mondo doveva poggiare. Non perché fosse stanco, ma perché gli uomini e le donne fossero alla stessa altezza, perché ci stessero tutti e nessuno si mettesse al di sopra degli altri. Gli dèi aggiunsero altri due punti, uno per volare e uno per stare sulla Terra. Un altro punto fissarono gli dèi, da cui gli uomini e le donne veri potessero partire per mettersi in cammino.
Sette sono i punti che danno senso al mondo e lavoro agli uomini e alle donne veri: il davanti e il dietro, l’uno e l’altro lato, il sopra e il sotto e
il settimo è la strada che sogniamo,
la meta degli uomini e delle donne di mais, quelli veri.
Una Luna in ogni seno regalarono gli dèi alle future madri, perché nutrissero di sogni i nuovi uomini e le nuove donne, che possiedono la storia e la memoria.
Senza di loro, la morte e l’oblio hanno il sopravvento. La Terra, la nostra grande madre, ha due seni, per insegnare a sognare agli uomini e alle donne.
Imparando a sognare imparano a diventare grandi, a diventare degni, imparano a lottare.
Per questo quando gli uomini e le donne veri dicono “è ora di sognare” è come se dicessero “è ora di lottare”.
Il vecchio Antonio smise di parlare, e io mi addormentai.
Lassù, il seno della Luna versava latte sul cammino di Santiago.
L’alba regnava e

tutto era ancora da fare, da sognare, da lottare


El sub, che mette da parte ricordi e un giardino

Subcomandante Marcos


Da “Racconti per una solitudine insonne”

martedì 1 luglio 2008

CORIANDOLI

E' vero, non avevo mai fatto un post sui coriandoli...che danno il nome al mio blog.
I coriandoli si lanciano durante le feste, a carnevale, compleanni, ma qui non c'è nessuna festa, e non è nemmeno carnevale.
Il nome viene da alcuni ideali che forse il blog sta perdendo che non esprime come all'inizio. L'idea, in realtà, era quella di diffondere, far amare e dare un senso alle idee di un uomo, di uomini che in un certo senso hanno incoraggiato e fatto fiorire certi pensieri, certi ideali... certi sogni.

Sono questi uomini i coriandoli.
E mi viene in mente il primo libro di Falcone che ho letto e mi viene da ridere pensando al modo in cui l'ho avuto. E poi ne è arrivato un altro e un altro e un altro ancora. Fino ad arrivare a Ultimo. No, non all'ultimo, a Ultimo, al Capitano Ultimo che si firma con la 'u' minuscola, che invece io scriverò sempre con la U maiscola. U come Ultimo, U come Uomo. E ci sto attaccata a questo uomo, quando leggo quello che scrive e sorrido...perchè Ultimo è l'essenza di tutto quello in cui credo. E lo so, non ne parlo spesso, ma semplicemente perchè sono i miei sogni di cui si parla. Eppoi? Poi, continuando a seguire questo percorso, il suo percorso, ho trovato altre persone straordinarie.
Il mio perchè è questo...
Abbiamo visto la fiction e prima della fiction abbiamo visto l' autostrada saltare in aria come in un gioco di coriandoli, senza voce.
E senza voce abbiamo visto passare l' indifferenza di quelli che "contano" di quelli cresciuti all' ombra dei palazzi grigi dove si decide il destino di quelli che per loro sono tanti piccoli numeri.
E abbiamo visto la speranza fiorire nelle strade e nell' albero di Falcone e Borsellino dietro al passamontagna senza volto di Ultimo che con i suoi carabinieri prendeva Riina e con lui l' impunità e l' arroganza stragista.
E noi siamo qua per gridare dove c' è silenzio, per ricordare a noi stessi che quei piccoli numeri sognano, ridono e piangono e sono un esercito di coriandoli colorati che odiano l' arroganza e l' indifferenza di quelli che nell' ombra dei palazzi grigi calpestano ogni fantasia, ogni libertà, ogni dignità.
Ultimo ci è sembrato da sempre uno di quei coriandoli colorati che non ha mai voluto sedersi all' ombra dei palazzi grigi.
E questo è il sito che gli amici senza nome del capitano Ultimo hanno voluto creare per non dimenticare i colori di tanti coriandoli che ogni giorno combattono la loro battaglia contro il grigio potere della mafia e della burocrazia, perché non si sentano mai soli, mai soltanto dei numeri.
La storia di Ultimo è incredibile, ed è una delle tante, ma noi vogliamo che su questa storia non vinca il silenzio, che non vinca l' indifferenza; e tu, amico, da che parte stai?

E ancora. Ultimo e i suoi uomini usano i passamontagna. E io all'inizio credevo che lo usassero per non essere riconosciuti... e invece...



"E di che colore?"
"Nero" disse Antonio. Ti ricordi del tizzone dell' altra notte?... Ce l' hai ancora?"
"Certo", rispose Zacarias e tornò in mezzo ai suoi compagni, seduti intorno a un fuoco vivido.
"Sarebbe bene utilizzare dei PASSAMONTAGNA neri- suggerì.
"Perchè dobbiamo coprirci il volto?" obiettò Hugo.
"Siamo come i messicani - rispose Rafael Sebastian - fin quando non conquisteranno i diritti che spettano a ciascun uomo sulla terra, non avranno faccia.
Noi, senza volto,
incarniamo tutti coloro che combattono per la GIUSTIZIA.
Non solo: rappresentiamo anche quelli che non hanno il coraggio di guardarsi in faccia.
Non abbiamo identità, per ora;
non siamo nessuno, ma, proprio per questo,
ogni uomo che cerca la LIBERTA'
può identificarsi con noi.
Noi siamo chiunque ..."
"Il nostro viso - aggiunse Tacho - sarà quello degli altri INDIOS morti per esistere: siamo la loro reincarnazione".
"Saremo come le nuvole" disse Ana Maria, indicando il cielo - .
La pioggia viene dalle nubi che si scontrano sopra le cime delle montagne. Combattono per il privilegio di morire,
di diventare la pioggia che nutre i campi..
Senza volto come le nuvole,
come queste ci batteremo
per l' onore di essere il seme della terra"







Questa è la più dolce idea di giustizia che Ultimo mi ha insegnato.





anche se... come spesso capita...


"Oggi, 20 settembre 1997, a conclusione di un progetto portato avanti con costante determinazione, viene sancita dal comando del Ros la soppressione di Crimor, Unità militare combattente.
L'egemonismo burokratico celebra se stesso e il suo potere di sovrastruttura fine a se stessa. E' l'ora di ripiegare soggettivamente su posizioni alternative. Uscendo dai percorsi di lotta alla criminalità mafiosa sento il dovere di ringraziare quegli uomini valorosi con cui ho avuto il privilegio di vivere combattendo.
Solo a loro va il mio rispetto più profondo, solo da loro ho imparato molto di più di quanto abbia potuto insegnare, solo per loro i sacrifici di una vita hanno avuto un senso.
La nostra presenza costituirà per il futuro un'accusa permanente verso quella burokrazia egemone che non ha saputo combattere, ma ha saputo distruggere quelli che combattevano.
Insieme con voi finisce il sogno dei "soldati straccioni".
Era un bel sogno".





Qui non esistono i 'c'era una volta', oppure 'e vissero tutti felici e contenti...'.
Forse è per questo che mi piacciono le favole, forse è per questo che continuo a credere in quello che mi ha insegnato Ultimo...e quello che mi insegnano i soldati straccioni



martedì 24 giugno 2008

SOMEWHERE OVER THE RAINBOW



Una meravigliosa canzone recita...
"somewhere over the rainbow, way up high...And the dreams that you dreamed of , Once in a lullaby.."

"da qualche parte, sopra l'arcobaleno, proprio lassù, ci sono i sogni che hai fatto una volta durante una ninna nanna..."

"...And the dreams that you dreamed of Dreams really do come true"

"e i sogni che hai fatto, i sogni diventano davvero realtà"

Questa canzone è verissima. Sono sicura che da qualche parte, lì dove inizia, o finisce l'arcobaleno ...i sogni diventano realtà...
Eppure c'è chi dice che l'arcobaleno è un effetto ottico,
bè...io dico che non è così! NO! AFFATTO.

L'arcobaleno non è un effetto ottico.

L'arcobaleno è simbolo di pace,
L'arcobaleno è la mia pace, sull'arcobaleno, ricordo, che credevo ci galopassero i cavalli, ci abitassero le fate...e se invece sti cavalli ci galoppassero davvero? Se davvero ci fossero ste fate? Se l'arcobaleno fosse il transito per entrare in un altro mondo? embèèè??? cosa ribattete voi che amate dire che l'arcobaleno non esiste???
La verità è che non siete riusciti a salirci, allora dite che non è fattibile, "la scienza ha sempre ragione"..eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee?????????
Lo dite solo perchè siete tanto grigi, come i palazzi delle città attorniati da tutta quella nebbia che...OH pensate...sull'arcobaleno non ci sta. Eppure quanti ce ne stanno che non sono grigi quanto voi.

Capitano Ultimo è il mio arcobaleno,
Falcone è il mio arcobaleno,
Borsellino è il mio arcobaleno,
Azzurra è il mio arcobaleno,
Indio è il mio arcobaleno,
Kaishe è il mio arcobaleno,
Daniela è il mio arcobaleno...visto che colori??
Io ho la prova che l'arcobaleno non è scienza. L'ho trovata nel sito del Capitano Ultimo

foto diretta dalla Svizzera. Grazie Donatella.

La storia dei sette arcobaleni
Il pomeriggio stava già per smettere di esserlo. C'era quel grigiobrillante che a volte annuncia anche l'aurora. Il vecchio Antonio finìdi sistemare due sacchi di caffè pergamino e si sedette al mio fianco.Io aspettavo l'arrivo di una staffetta che mi doveva aiutare adattraversare un villaggio in cui non c'erano compagni.L'attraversamento doveva avvenire di notte. Sorgeva il gennaio esorgeva il 1986. Era ancora tempo di nasconderci, di occultarci agliocchi di coloro di cui in futuro saremmo stati parte. Io guardavo verso occidente e nascosto dietro il fumo della pipa cercavo di sognare un domani diverso. Il vecchio Antonio rimase in silenzio facendo soltanto il rumore necessario per arrotolarsi con un doblador una di quelle sigarette che annunciavano fumo e storie. Ma il vecchio Antonio nonparlò. Rimase a guardare nella direzione verso cui io guardavo easpettò paziente che parlassi: " Fino a quando continueremo anasconderci dalla nostra gente?", dissi mentre l'ultima boccata di fumo scappava dal fornello della pipa. Il vecchio Antonio si schiarì la voce e decise finalmente di accendere la sigaretta e la parola. Lentamente,come chi addolcisce la speranza, il vecchio Antonio dette nuova luce alpomeriggio con la storia dei sette arcobaleni."Proprio al principio dei mondi che i nostri avi avrebbero camminato, i più grandi dèi, quelli che crearono il mondo, i primi, scesero aparlare con gli uomini e le donne di mais. Era un pomeriggio comequesto, di freddo, di pioggia, e di tremulo sole. I primi tra gli dèi si sedettero a discutere con gli uomini e le donne di mais peraccordarsi su quali cammini dovessero percorrere gli uomini e le donne veritieri. Perché questi dèi, che erano i primi, quelli che crearono il mondo, non erano autoritari come gli dèi che arrivarono dopo. Non erano prepotenti i primi dèi, cercavano di andare d'accordo tra di loro e con gli uomini e le donne di mais. Cercavano di giungere al cammino migliore insieme, mettendosi d'accordo e parlando saggiamente. Dunque in quel pomeriggio, che era uno dei primi del primo tra i mondi, gli dèi più grandi stavano a parlare con gli uomini e le donne di mais, da eguali.
Si accordavano per cercare dei buoni accordi con gli altri uomini e le altre donne, di altre lingue e di altre idee. Dovevano camminare, gli uomini e le donne di mais, molto lontano dentro il loro cuore percercare parole che potessero essere intese da altri uomini e altre donne, altri colori, altri cuori.
Dunque stabilirono quali lavori dovessero fare gli uomini e le donne di mais per dar vita a un mondo buono. E decisero che sette erano i primi lavori, quelli fondamentali per farne poi altri. E parlavano i sette primi dèi, quelli che crearono il mondo, dicendo che sette erano i lavori che dovevano essere compiuti perché il mondo fosse buono e cifacesse nuovi. Dicevano gli dèi più dovevano essere sette perché sette erano le arie e i cieli che davano un tetto al mondo, e dicevano i primi dèi che questi erano i sette cieli: il settimo cielo era quello di Nohochaacyum, il grande padre Chaac.

Nel sesto cielo stavano i Chaacob, gli dèi della pioggia.

Nel quinto i Kuilob Kaaxob, i signori del deserto.

Nel quarto cielo i guardiani degli animali.

Nel terzo cielo gli spiriti cattivi.

Nel secondo gli dèi del vento.

Nel primo, immediatamente sopra la terra, i Balamob che custodiscono le croci dei villaggi e dei campi di mais.
Nelle profondità stava Kisin, il dio del tremore e della paura, il diavolo. E dicevano anche, i primi dèi, che sette erano i colori e sette era il numero con cui si cintavano.
La storia dei colori già te l'ho raccontata un giorno, quella dei sette lavori te la racconterò se ci sarà tempo e modo che tu la ascolti e che io la racconti ", terminò il vecchio Antonio, nel momento in cui si consumava l'ultimo baglioredella sua sigaretta.Giunse il silenzio in cui il vecchio Antonio ridava forma al fumo e aisogni. Il piccolo lampo di un cerino nella sua mano e il fuoco riprese:" Dunque gli uomini e le donne di mais furono d'accordo nel fare i sette lavori perché il mondo fosse buono, e guardarono verso il luogo dove il sole e la luna si avvicendano nel loro dormiveglia e chiesero ai primi dèi quanto dovessero camminare per realizzare i sette lavori che servivano per fare nuovo il mondo. I primi dèi risposero che sette volte sette avrebbero dovuto camminare il sette, perché questo era il numero che ricordava che non tutti possono essere pari e che sempre c'èposto per un altro. Dunque gli uomini e le donne di mais annuirono e sivoltarono a guardare verso la montagna, forziere che a turno custodivai seni della madre terra, uno di giorno, l'altro di notte. E guardando,gli uomini e le donne di mais si chiesero come avrebbero saputo quantevolte è sette volte sette camminare il numero sette. I primi dèi dissero che non lo sapevano neanche loro, perché erano i primi tra gli dèi ma non sapevano tutto e dovevano ancora studiare molto e per questo non se ne andavano ma rimanevano con gli uomini e le donne di mais, per imparare insieme ciò che era nuovo. Allora i primi dèi fecero un'assemblea con gli uomini e le donne di mais e insieme si misero a pensare come trovare insieme il giusto cammino che avrebbe fatto nuovoil mondo. In ciò erano intenti, ovvero nel pensarsi, sapersi, parlarsi,impararsi, stare lì, quando la pioggia si appese proprio alla metà del pomeriggio senza cadere né salire, semplicemente restando lì. Gli uomini e le donne di mais rimasero a guardare e anche i primi dèi, e proprio lì iniziò a dipingersi un ponte di luce, nuvole e colori. Il ponte pareva venire dalla montagna e andare verso valle ma poi si videmeglio che il ponte di luce, colori e nuvole non andava da nessuna parte e non proveniva da alcun luogo ma stava semplicemente lì, sulla pioggia e sul mondo. Il ponte di luce, colori e nuvole aveva sette colori che gli facevano da frangia. I primi dèi e gli uomini e le donne di mais si guardarono e poi tornarono a guardare il ponte,

che non andava veniva ma semplicemente stava

e allora capirono che il ponte di luce, colori e nuvole non andava né veniva ma serviva per andare e per venire, e dunque furono molto felici tutti coloro che stavano a pensarsi e a impararsi, e capirono che era quella cosa buona, essere ponte perché vadano o vengano i mondi buoni, quelli nuovi che noi facciamo. Subito i musici tirarono fuori i loro strumenti e subitosi levarono in piedi i primi dèi e gli uomini e le donne veritieri e simisero a ballare perché già iniziavano a pensarsi, sapersi, parlarsi e conoscersi. Appena finito di ballare si riunirono un'altra volta es coprirono che sette volte sette significava che sette arcobaleni di sette colori dovevano passare durante il cammino perché potessero compiersi i sette lavori principali. E già sapevano che finiti i primi sette ne sarebbero seguiti altri sette, perché i ponti di colori, di nuvole e luce non vanno e non vengono, non hanno né un principio né untermine, non iniziano e non finiscono ma attraversano sempre da una sponda all'altra. Questo fu l'accordo che presero i primi dèi e gli uomini e le donne veritieri. Per questo, da quel pomeriggio di felicità e sapere, gli uomini e le donne di mais, i veritieri, passano la vitaf acendo ponti e anche nella morte fanno ponti. Sempre ponti di colori,nuvole e luce, sempre ponti per andare da una sponda all'altra, perfare i lavori che generano il mondo nuovo, quello che ci fa buoni,sette volte sette camminano gli uomini e le donne di mais, i veritieri. Facendo ponti vivono, facendo ponti muoiono.".Il vecchio Antonio tacque. Io rimasi a guardarlo e stavo quasi per chiedergli che cosa avesse a che fare tutto ciò con la mia domanda su quanto tempo avremmo dovuto nasconderci, quando una luce gli ravvivò lo sguardo e sorridendo mi indicò la montagna, a occidente. Io mi girai evidi un

arcobaleno che non andava e non veniva, che semplicemente stava , facendo ponti per i mondi, facendo ponti per i sogni.

PoesiAzione

Subcomandante Marcos
Da “Racconti per una solitudine insonne”



domenica 15 giugno 2008

LA MAGIA DI WALT DISNEY...

Una canzoncina recitava

"i sogni son desideri...di felicità...nel sogno non hai pensieri, ti esprimi con sincerità..."

io la canticchio in continuazione...senza credermi Cenerentola.

Come mi dice sempre la mia amica Luciana "più che Cenerentola potresti essere Genoveffa...o Anastasia, è indifferente"
..okay, afferrato il concetto...è quello, ho capito...

è vero, di Cenerentola non ho niente...e neanche ho molto chiaro il concetto di Principessa ... non faccio la riverenza e parlo anche se non è il caso e se non sono interpellata, uccellini e topolini non mi acconciano i capelli al mattino, non perdo le scarpe, però, in compenso perdo la memoria...
allora sono la fata smemorina? No, neppure quello, non ho bacchetta e non sono nemmeno tanto buona nè così DOLCE...



Alle principesse, di gran lunga preferisco LILY e il suo VAGABONDO...












... il duo TIMON&PUMBA non lo cambierei con nulla al mondo





"senza pensieri la tua vita saaràà chi vorrà vivrà in libertà....hakuna matata..."






... MUFASA l'ho rimpianto anche io assieme a SIMBA...


-Guarda le stelle! I grandi re del passato ci guardano da lì!
-Davvero?
-Si'.....percio' quando ti senti solo ricordati che quei re saranno sempre li' per guidarti...e ci saro' anch'io....







.... la tenerezza di PAPERINO non mi è indifferente









....TOPOLINO è un mito...










...
senza nulla togliere a PIPPO...






martedì 10 giugno 2008

I CANTASTORIE (terzo tempo)

questa fiaba, come spesso accade, l'ho trovata tra vecchie scartoffie, l'avevo stampata, mesi fa, dopo che era stata postata. Oggi mi è venuta in mente, l'ho cercata come una pazza tra i fogli che qualche tempo fa avevo tolto dalla mia bacheca e buttato nella scrivania...ECCOLA QUI...

C'era una volta un giovane in mezzo ad una piazza gremita di persone che diceva di avere il cuore più bello del mondo. Tutti quanti glielo ammiravano, era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano più il giovane di vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio,che emegendo dalla folla disse:

" beh a dire il vero...il truo cuore è molto meno bello del mio." Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi si tutti. Certo, quel cuore batteva forte, ma era coperto di cicatrici. C'erano delle zone dalle quali erano sraru asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non cambaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto ed era anche pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse il più bello.

Il giovane guardò come era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere:

"starai scherzando!" disse. "confronta il tuo cuore col mio, il mio è perfetto, mentre il tuo cuore è un rattoppo di ferite e lacrime"

"E' vero!" ammise il vecchio "il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, nel mio ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato un pezzo del mio amore, alla quale ho dato un pezzo del mio cuore e spesso, ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo ciò che dai non è mai esattamete uguale a ciò che ricevi, e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato, ciascuno mi ricorda l'amore che ho cpndiviso. Altre volte, invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto e questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone, e chissà: forse un giorno ritorneanno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi adesso cosa sia il vero amore?"

Il giovane, era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Allora prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'ho offrì con le mani che gli tremavano, IL vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi ne prese un pezzo rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse:

"se la note musicale dicesse che non è la nota a fare la musica...non ci sarebbero le sinfonie..
se la parola dicesse che non è una parola che può fare la pagina...non ci sarebbero i libri...
se la pietra dicesse che non è una pietra che può alzare un muro...non ci sarebbero le case...
se la goccia d'acqua dicesse che non è una goccia d'acqua che può fare un fiume...non ci sarebbero gli oceani...
se l'uomo dicesse che non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo..non ci sarebbero mai nè giustizia, nè pace, nè felicità sulla terra per gli uomini"

Dopo aver ascoltato, il giovane, guardò il suo cuore, che non er più il cuore più bello del mondo, eppure lo trovava più meraviglioso che mai perchè l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
Ogni persona, con il suo cuore, con i suoi bitorzoli, con i suoi vuoti e con tutto ciò che nel corso degli anni si è donato e si è ricevuto.

Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota
Come il libro ha bisogno di ogni parola
Come la casa ha bisogno di ogni pietra
Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua
Così il mondo ha bisogno di noi, ha bisogno del nostro amore, perchè siamo unici ed insostituibili

venerdì 16 maggio 2008

I CANTASTORIE (secondo tempo)

Per la sezione delle fiabe, ne abbiamo una tutta nuova...

LE FATE BIANCHE
C'erano una volta due sorelle di cui nessuno sapeva l'eta'. Passavano le loro giornate filando e cantando. Alcune donne del paese avevano ricevuto in dono dalle due fate bianche una matasse di lino. Le donne beneficate godevano del privilegio di possedere matasse inesauribili; ma dovevano lavorare ogni giorno, comprese le feste, anche solo per pochi minuti. E guai se si lamentavano o filavano controvoglia, perche' tutto scompariva e il lavoro di mesi andava in fumo. nel paese abitva una donna molto ambiziosa. Aveva tre belle figlie e un marito che considerava di posizione sociale non abbastanza elevata. Ma un giorno l'uomo, con imbrogli, era riuscito a fare un buon affare. La donna decise di cucirgli un vestito per il giorno della firma del contratto. Penso' allora di andare dalle bianche fate per chiedere loro consiglio. Le due sorelle offrirono alla donna una matassa di filo d'oro. L'uomo allore si reco' al palazzo del comune per firmare i documenti, con un vestito splendido. Ma, quando ormai la cerimonia stava per finire, scoppio' una fragorosa risata generale perché il marito della donna ambiziosa, se ne stava in mutande, rosso come un papavero, a guardare quella folla piegata in due dalle risa. La colpa era della moglie, che era a casa a lavorare al telaio e stava imprecando contro la conocchia fatata che le aveva impedito di assistere alla cerimonia.

tratto da
http://www.unmondodifiabe.esmartkid.com/

IL NOSTRO ESERCITO INVINCIBILE,
I NOSTRI SPLENDIDI EROI DI TUTTI I GIORNI, I NOSTRI GUERRIERI COLORATI CHE OGNI MATTINA VESTITI DI MILLE COLORI OCCUPANO LE AULE, LE STRADE, LE PERIFERIE, I CORTILI DI QUESTA NOSTRA ITALIA,

I NOSTRI FIGLI E I NOSTRI FRATELLI, CHE SONO I NOSTRI SOGNI DI SEMPRE, SEMPRE UGUALI E SEMPRE DIVERSI.
LE NOSTRE PAURE E LE NOSTRE SPERANZE,
I NOSTRI MILLE DUBBI E LE NOSTRE CERTEZZE.

COME LE GOCCE DELLA PIOGGIA DANZIAMO SULLA VOSTRA ARROGANZA E DIVENTIAMO FIUMI DI GIUSTIZIA, TORRENTI IMPETUOSI DI RIVOLTA AI VOSTRI CRIMINI, ALLA VOSTRA INDIFFERENZA COMPLICE, ALLA VOSTRA AMBIGUITA' CONSAPEVOLE.

NOI SIAMO I VOSTRI FIGLI, I VOSTRI FRATELLI, I VOSTRI MIGLIORI AMICI, E SIAMO UNA MOLTITUDINE, UN' ECO SENZA FINE DI SUSSURRI E DI SGUARDI CHE NON FINISCONO.

NON FINISCONO NELLA POLVERE DELLE MACERIE,
NON FINISCONO NEL DOLORE DELLA TORTURA,
NON FINISCONO NELLA VIOLENZA DEL RICATTO,
NON FINISCONO NELLA VILTA' DI CHI ABUSA.

ED E' UN ESERCITO INVINCIBILE, PERCHE' SIAMO I VOSTRI SOGNI PERDUTI, LA VOSTRA UMANITA' SVENDUTA, LA VOSTRA DOLCEZZA RIMOSSA, LA DIGNITA' CHE AVETE TRADITO.

gruppo capitano ultimo